Reati contro la pubblica amministrazione 

Il tema dei reati contro la pubblica amministrazione richiede una preliminare valutazione sulla qualifica rivestita dall’agente. La normativa è stata oggetto di svariate modifiche legislative, da ultimo la modifica dell’articolo 323 del c.p., con la evidente finalità di rendere definita in modo più compiuto la condotta rilevante ai fini della configurabilità del reato, così da restringere gli spazi di operatività della fattispecie incriminatrice.

La Cassazione con pronuncia recente ha distinto tra le diverse ipotesi di abuso d’ufficio: da una parte, quella rappresentata dalla condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, viola le norme di legge che ne disciplinano l’esercizio, su cui ha effettivamente inciso la riforma.  Dall’altra quella sostanziantesi nell’inosservanza dell’obbligo di astensione «in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti», su cui invece nulla sembra innovato rispetto alla precedente disciplina.

Di rilievo inoltre il passaggio della Cassazione sulla retroattività della riforma di favore.

Rispetto, cioè, alla condotta di abuso d’ufficio sostanziatasi nella condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, viola le norme di legge che ne disciplinano l’esercizio (la sola su cui ha inciso la riforma del 2020), il nuovo dettato normativo, con la rilevata limitazione dell’ambito della rilevanza penale, è applicabile retroattivamente ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del codice penale.

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Scopri le condotte di abuso d’ufficio sostanziatasi nella condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio

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