Redazione lettere di impugnazione del licenziamento, vi presentiamo una guida legale breve sui Licenziamenti impugnazione, consulenza sia per il lavoratore che per il datore di lavoro al fine di garantire la miglior tutela possibile dei diritti del cliente.

Hai ricevuto la lettera di licenziamento da parte dell’azienda?  Anche se già potevi intuire le intenzioni del datore di lavoro dalle sue ultime parole, non puoi negare quanto la raccomandata ti abbia lasciato attonito e spaesato. Sei tuttavia intenzionato a rivolgerti a un avvocato per adire le vie legali: ritieni infatti ingiusto il provvedimento adottato nei tuoi confronti. Anche se la causa dovesse costarti soldi e tempo, sei sicuro che alla fine del processo otterrai giustizia. Adesso, che è il momento di passare dalle parole ai fatti. Ti chiedi come impugnare un licenziamento illegittimo. Sai bene che ci sono dei termini da rispettare per inviare la contestazione e per rivolgerti successivamente al giudice. Hai anche sentito parlare della possibilità di avviare un tentativo di conciliazione per trovare un accordo preventivo e, magari, in questo modo, ottenere immediatamente un indennizzo. 

La perdita del lavoro appartiene alla lista dei biggest stressor della vita di uomini e donne causa sia un danno economico che una ferita psicologica.

Smaltito lo shock iniziale, l’indignazione e la rabbia, la sensazione di aver subito un torto permane e anzi viene corroborata da un’analisi lucida e razionale.  Lasciati assistitere dal parere di un legale, ed allora il modo migliore per placare la rabbia può essere quello di decidere di impugnare il licenziamento.

Il licenziamento deve essere, necessariamente, comminato per iscritto, sotto pena, in mancanza, della sua palese nullità.

Tant’è vero che, il licenziamento intimato oralmente è radicalmente inefficace per inosservanza dell’onere della forma scritta imposto dall’art. 2 L. 15 luglio 1966, n. 604, novellato dall’art. 2 L. 11 maggio 1990, n. 108, e, come tale, è inidoneo a risolvere il rapporto di lavoro (Cfr.: Cass. civ., Sez. Lav., 10/9/2012 n. 15106).

Logica conseguenza di ciò è che il rapporto non s’intende interrotto e il datore di lavoro è tenuto all’immediato ripristino del rapporto, nonché a pagare al lavoratore tutte le retribuzioni dalla data di messa in mora, con offerta della prestazione lavorativa, sino all’effettiva riammissione in servizio.

Siete stati licenziati e volete procedere all’impugnazione del licenziamento? Qual è il termine per farlo? Che procedura bisogna seguire? Sono state introdotte novità in seguito alla riforma dell’articolo 18?

Se vi trovate in questa situazione e vi state ponendo queste domande, in questo articolo cercheremo di spiegare in parole semplici come dovete comportarvi per far valere i vostri diritti nelle sedi opportune e scopriremo come impugnare il licenziamento che vi è stato notificato o che pensate possa arrivare a breve.

Ciò posto, solitamente, la comunicazione del licenziamento avviene con spedizione della stessa per mezzo del servizio postale, ma anche per il tramite della consegna “a mani” della relativa comunicazione.

Tuttavia quest’ultima modalità può nascondere delle vere e proprie insidie.

Interessante, a tal proposito, segnalare un recente pronunciamento della Suprema Corte, proprio in merito alla lettera di licenziamento consegnata a mani, per la quale il lavoratore rifiuta di apporre la firma “per ricevuta”.

Ed invero è avvenuto che la ditta datrice di lavoro, intendendo licenziare il proprio lavoratore, lo convocava per consegnargli l’intimazione di licenziamento, con atto scritto da rimettere nelle mani del dipendente.

Sta di fatto che questi rifiutava di sottoscrivere l’atto di licenziamento, di talché il datore di lavoro provvedeva alla lettura del contenuto dell’intimazione del licenziamento, alla presenza di testimoni e del medesimo lavoratore.

Entro 60 giorni dal ricevimento del provvedimento di licenziamento, il dipendente deve inviare al datore di lavoro una lettera di contestazione del licenziamento. 

I 60 giorni per la spedizione della contestazione decorrono dal ricevimento della comunicazione del recesso presso l’indirizzo del lavoratore e non dal momento, eventualmente successivo, di cessazione dell’efficacia del rapporto di lavoro.

Il lavoratore può comunque dimostrare che egli, senza sua colpa, è stato impossibilitato ad avere conoscenza della lettera di licenziamento.  

Fa fede la data di spedizione e non quella di ricevimento; per cui è valida la contestazione inviata dal dipendente prima della scadenza dei 60 giorni e ricevuta dall’azienda dopo.

In questa sede non è necessario indicare le ragioni per cui si ritiene illegittimo il licenziamento, potendo queste essere specificate successivamente davanti al giudice. La comunicazione quindi può essere generica purché esprima la volontà inequivoca di impugnare il recesso. Sarà sufficiente, ad esempio, scrivere: «Con la presente, intendo contestare il licenziamento comunicatomi in data… relativamente al mio contratto di lavoro del… con la vostra azienda».

Fase stragiudiziale nella Redazione lettere di impugnazione del licenziamento

Prima di iniziare la causa, dovete impugnare il licenziamento con una lettera scrittaindirizzata al datore di lavoro (raccomandata a.r., lettera consegnata a mano, telegramma, posta elettronica certificata o altre forme che garantiscano la prova del ricevimento). La lettera deve contenere le vostre contestazioni circa la legittimità del licenziamento subìto.

Tale impugnazione deve essere spedita, al datore di lavoro, entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione di licenziamento. Se non si rispetta questo termine, si perde la possibilità di esercitare il proprio diritto e, quindi, di impugnare davanti al giudice il provvedimento espulsivo. In altre parole, anche davanti a un licenziamento palesemente illegittimo, il dipendente non potrà più far nulla per tutelare il proprio diritto al posto di lavoro o al risarcimento del danno.

L’impugnazione deve essere effettuata dal lavoratore o dal suo avvocato di fiducia (scelta, quest’ultima, sicuramente da preferire, posta la delicatezza dell’operazione). Anche se redatta dal legale, comunque, la contestazione del licenziamento va sempre firmata dal lavoratore (la firma viene di norma posta alla fine della lettera stessa).